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Nelle prime fasi evolutive del cucciolo abbiamo visto l'importanza e l’instaurarsi di un legame di attaccamento, prima con la madre ed in seguito con il proprietario. Al raggiungimento della pubertà però, questo legame si spezza, o meglio si trasforma per l’intervento della madre che, non accettando più gli approcci dei giovani e la loro abitudine a dormire con lei, sovente li respinge e li costringe a sviluppare l’autonomia necessaria alla sopravvivenza interna al branco, assumendo ruoli adulti. I cuccioli capiscono subito che prima di avvicinarsi ad un adulto è necessario esibire un rituale di pacificazione se non si vuole rischiare di essere puniti ed iniziano ad allargare i propri orizzonti imparando a interagire con tutti i membri del branco. In pratica, i cuccioli crescono e subiscono il distacco da parte della madre affinché inizino a sviluppare un comportamento adulto. Il distacco deve avvenire anche fra l'uomo e il cucciolo. Se ciò non accade, eventualità questa tutt’altro che infrequente, il rischio che il cucciolo sviluppi un legame di dipendenza morbosa con il proprietario è alto. Il cane può essere morbosamente attaccato al suo proprietario da non riuscire a tollerare la solitudine, né ad allontanarsi dalla figura di attaccamento primario; sintomi inequivocabili della sindrome d’ansia da separazione. Per non incorrere in questa possibilità bisogna iniziare progressivamente a richiedere una maggiore indipendenza da parte del cucciolo man mano che cresce, allontanando la cuccia dalla vostra camera da letto, pretendendo che il piccolo beagle resti sempre più da solo, spronandolo a esplorare l’ambiente e a giocare con altri cani; in pratica aiutandolo a crescere e sviluppare una certa autonomia. Per quanto riguarda la posizione gerarchica assunta dall’animale, il cane è naturalmente portato ad accettare la superiorità gerarchica dell’uomo, perciò l’invio di segnali chiari riguardo la sua posizione sociale all’interno della famiglia basterà a scongiurare un' eventuale scalata al potere. Quando ciò accade vuol dire che l’uomo non è stato all’altezza del compito ed il cane si è sentito obbligato ad intervenire. Una tale circostanza è sempre da evitare poiché genera profondo stress nell’animale che, inevitabilmente, fallisce nel controllo e nella protezione di un branco misto in una società costruita a misura d’uomo. Vediamo perciò alcune indicazioni per aiutarvi ad assumere la leadership:
concedete attenzioni al cane e parlategli esclusivamente quando lo decidete voi, ignorando le sue iniziative; chiedete al cane di obbedire ad un comando prima di concedergli qualcosa. Es. Vuoi uscire? Seduto. Vuoi un biscotto? Terra; abituatelo a farsi manipolare e toccare in tutto il corpo, iniziando dai punti più facili e premiatelo quando si lascia toccare anche su punti più delicati come zampe, orecchie e muso; tirate fuori i suoi giocattoli solo quando voi decidete di giocare, riponendoli alla fine del gioco. Lasciate al cane solo un gioco che non dovrete toccare; siete voi che decidete, non il cane. Ricordatevi la regola della presa d’iniziativa, descritta per il gioco. Deve essere applicata in ogni ambito della vita; usate i comandi chiedendo al cane di eseguirli in situazioni quotidiane, in modo da aumentarne il controllo; ridurre i contatti sociali (coccole, cibo, attenzione) e controllare l’accesso alle risorse (cibo, giochi, libertà) aumenta il vostro grado gerarchico.
Un ultimo consiglio…
Ricordate che, in caso di difficoltà dovute a cuccioli di beagle particolarmente impegnativi o alla vostra inesperienza, la cosa migliore da fare è rivolgersi ad un professionista. L’educatore cinofilo, attraverso qualche lezione di educazione, sarà in grado di indicarvi i primi passi nella realizzazione di un rapporto equilibrato e gratificante con il vostro nuovo amico. E' abbastanza comune che, nonostante le migliori intenzioni, i proprietari continuino a commettere inconsapevolmente degli errori che pregiudicano la corretta riuscita di un programma educativo. Non esitate, in caso di patologie comportamentali, a contattare un veterinario comportamentalista poiché, la celerità nell'intervento, è un fattore spesso determinante per la risoluzione del problema. |
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