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Il condizionamento classico
Scoperto dal fisiologo russo Ivan Pavlov ai primi del Novecento, il “condizionamento” classico si pratica con un riflesso, cioè una connessione fra uno stimolo ed una risposta. Nell’esperimento originale, Pavlov studiava il fenomeno della salivazione provocando l’emissione di saliva da parte di un cane durante la somministrazione del cibo. Si rese però conto, che il cane iniziava la salivazione prima di vedere il cibo, come conseguenza del suono che normalmente precedeva la somministrazione. Il cane quindi, associava i due stimoli, manifestando la salivazione in risposta al suono della preparazione. Bisogna conoscere questo meccanismo di apprendimento per essere in grado di evitare condizionamenti negativi che indurrebbero a problemi comportamentali. La situazione classica in cui si rischia, senza volerlo di creare un’associazione negativa, si infligge al cane ripetutamente uno stimolo negativo in presenza di una determinata situazione. Come abbiamo notato nel paragrafo dedicato alle prime passeggiate, ad esempio se il cane viene solitamente strattonato affinché non si avvicini ai bambini, nella sua mente assocerà i bambini al dolore fisico L’unico risultato che otterrete sarà lo sviluppo di uno stato ansioso e di possibili atteggiamenti aggressive nei confronti dei bambini in generale.
Il condizionamento operante Skinner, considerato uno dei più importanti esponenti della corrente comportamentista, è stato lo studioso che più si è occupato del condizionamento operante. Tale processo, contrariamente al condizionamento classico, inizia con un comportamento spontaneo che tende ad aumentare di frequenza se produce delle conseguenze ambientali positive (rinforzo) per l’animale che lo esibisce. Si tratta di un meccanismo fondamentale nell’apprendimento del cane, la cui conoscenza è indispensabile al fine di attuare un qualsiasi programma educativo.
Il rinforzo è un concetto cruciale soprattutto per i suoi risvolti applicativi ed è definibilecome qualsiasi evento che abbia la capacità di aumentare l’emissione di una risposta. Un rinforzo applicato a seguito di un determinato comportamento ne aumenta, quindi, lafrequenza di esibizione. Tutte le volte che ricompensate il cane con un bocconcino, o anche semplicemente con un bravo!, state somministrando un rinforzo positivo; nel gergo comune, un premio.
Esiste anche un rinforzo negativo che, a differenza del precedente, consiste nel sottrarre il cane da una situazione spiacevole tutte le volte che manifesta il comportamento che si intende rinforzare. Il rinforzo negativo non è contemplato nei moderni metodi di educazione gentile, dato che comporta la somministrazione di uno stimolo doloroso del tutto controproducente ai fini educativi. Sono un esempio i collari con le punte interne, e quelli elettrici. Gli animali che devono subire tali barbarie sono costretti ad obbedire per sottrarsi allo stimolo doloroso. Si tratta di metodi, oltre che crudeli, totalmente inefficaci, prima di tutto perché non insegnano al cane ad un giusto comportamento. L’animale smette solo temporaneamente di esibire il comportamento sbagliato fino a che viene sottoposto alla tortura ma, una volta cessato il dolore ricomincerà probabilmente peggio di prima. I metodi educativi o addestrativi non coercitivi, intendono stimolare la cooperazione del cane senza forzature e imposizioni sgradite; si basano, pertanto, esclusivamente sul rinforzo positivo e come vedremo tra poco sulla punizione negativa, rifiutando categoricamente qualsiasi tipo di tecnica o strumento potenzialmente lesivo per l’animale.
La punizione Definiamo punizione qualcosa che, contrariamente al rinforzo, riduce la frequenza di emissione di un determinato comportamento e anch’essa può essere positiva o negativa. Generalmente quando si parla di punizione ci si riferisce a quella positiva, che consiste nella somministrazione di uno stimolo spiacevole in concomitanza ad un comportamento sgradito.
Il problema relativo al suo utilizzo sta nella difficoltà di stabilirne la corretta intensità. Ad esempio, uno scappellotto dato ad un cane molto forte e robusto, potrebbe essere interpretato come un invito al gioco piuttosto che un rimprovero. Similmente, un cane piccolo e timoroso, potrebbe spaventarsi semplicemente con un NO! deciso. La punizione, inoltre, comporta la difficoltà di doverla somministrare nel momento esatto in cui il cane esibisce il comportamento che intendiamo correggere poiché, se la contingenza tra gli eventi non è rispettata, l’intervento non sarà capito e potrebbe determinare associazioni inappropriate da parte del cane. Se, ad esempio, al rientro in casa rimproverate il cucciolo per aver distrutto un oggetto, non sarà in grado di collegare la punizione con l’atto compiuto magari un’ora prima, ma l’assocerà alle feste che vi starà facendo in quel momento. Risultato: il cane inizierà ad avere paura di voi e al vostro rientro, andrà a nascondersi anziché accogliervi calorosamente. Affidabile e priva di controindicazioni, è invece la punizione negativa che consiste nel togliere al cane qualcosa di piacevole fino a che non smette di esibire un comportamento sgradito. Esempio: finché tenta di attirare l’attenzione abbaiando, agitandosi e tirando i pantaloni, lo ignorate totalmente. Se seguirete questa indicazione con costanza, ben presto il cucciolo capirà che il comportamento esibito non sortisce alcun effetto, sarà quindi portato ad estinguerlo perché inutile. Come abbiamo visto, la punizione dice al cane quello che non deve fare ma non dà alcun suggerimento sul comportamento giusto da tenere. È per questo che, una volta ottenuta l’interruzione spontanea del comportamento indesiderato, dovrete chiamare il cucciolo e giocarci in modo da somministrare un rinforzo positivo nel momento più idoneo, in altre parole, quando il cane esibisce un comportamento di tranquillità. L’esempio illustrato mostra chiaramente come sia possibile combinare opportunamente rinforzo positivo e punizione negativa, nella realizzazione di un programma educativo basato su metodi non coercitivi.
Le basi dell’apprendimento in sintesi:
I cani apprendono meglio attraverso il rinforzo dei comportamenti positivi, piuttosto che punendo quelli negativi; Punizioni corporali, strumenti lesivi o fastidiosi per l’animale dovrebbero essere banditi. Unica concessione: impostare il NO! e usarlo in caso di necessità, non a sproposito, e solo se il cane è colto sul fatto; Evitate di strattonare il cane. L’animale assocerebbe il dolore all’oggetto cui presta attenzione; L’educazione gentile non consiste nella manipolazione del cane, né usare collari a strangolo; Usate collari di nylon morbidi e guinzagli di 2/3 metri; fermatevi quando il cane tira, fategli apprendere un comando per avere un contatto visivo, “tipo guardami” dopo richiamatelo verso di voi ma a quel punto cambiate direzione; Il rinforzo va somministrato subito dopo il comportamento che si intende premiare, altrimenti è inutile; Nel programma educativo rinforzo positivo e punizione negativa sono gli strumenti più efficaci e sicuri. |
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